In un piccolo stato africano si sono svolte le elezioni che anni dopo sono state definite, dalla Commissione Elettorale nazionale, la più grande truffa elettorale di sempre.
Nell’Africa Occidentale, tra la Sierra Leone e la Costa d’Avorio, si trova il piccolo stato della Liberia. La sua storia è un po’ particolare: nacque nella prima metà del XIX secolo come insediamento di liberi cittadini afroamericani spinti a tornare nel loro continente d’origine dall’American Colonization Society, alla ricerca della libertà (e per evitare che in patria sobillassero alla rivolta i loro fratelli schiavi). Nei decenni successivi, la piccola repubblica dichiarò l’indipendenza e fu, insieme all’Impero Etiope, l’unico stato africano a non essere spartito tra le potenze colonialiste europee.

Proprio in Liberia, nel 1927, si verificò un fatto che sarebbe alquanto comico, se non vi fossero di mezzo temi come la democrazia e e la libertà di voto. Alle elezioni del 3 maggio, il presidente uscente Charles D. B. King, esponente del True Whig Party (TWP), venne rieletto con 230.000 voti a favore su un elettorato di 15.000 persone; dal canto suo, lo sfidante Thomas J. R. Faulkner, ex sindaco della capitale Monrovia, raccolse 9.000 suffragi.
A conti fatti, l’affluenza fu del 1590%: viene da pensare che forse l’espressione “percentuali bulgare” sia da modificare in “percentuali liberiane”.
Frances Johnson-Morris, Chief Justice della Corte Suprema della Liberia e successivamente capo della Commissione Elettorale Nazionale Liberiana, ha dichiarato anni dopo che il voto del ’27 fu il più truccato di sempre. L’intuizione della Morris fu confermata da chi di primati se ne intende eccome: l’edizione del 1982 del Guinness Book of Records inserì le elezioni presidenziali liberiane del 1927 con il titolo di votazione più fraudolenta della storia.

Per onere di correttezza, riportiamo ciò che successe dopo la vittoria “schiacciante” di King: negli anni successivi (il mandato presidenziale in Liberia è di sei anni), lo sconfitto Faulkner mosse pesanti accuse al presidente e al suo partito, sostenendo che promuovessero la tratta degli schiavi nella Guinea Equatoriale e il lavoro forzato. Le pressioni internazionali spinsero la Camera dei Rappresentanti ad iniziare la procedura di impeachment, subito seguita dalle dimissioni di King.
Nel 1931 si tenne un’altra tornata elettorale: Faulkner si ripresentò in contrapposizione ad Edwin J. Barclay del TWP, tentando a sua volta di truccare le schede soprattutto nella capitale di cui era stato primo cittadino, ma il gioco non riuscì e fu pesantemente sconfitto una seconda volta. Non mancò ovviamente di contestare il risultato.
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