Qual è stato il primo reclamo della storia? Ve lo raccontiamo noi, tornando ai tempi dei babilonesi.
Il British Museum conserva – oltre al manoscritto originale del testo di Yesterday – un’importante tavoletta di argilla risalente al 1750 a.C. sulla quale è incisa in caratteri cuneiformi la doglianza di Nanni, un commerciante babilonese che si lamenta in accadico della scarsa qualità della merce consegnatagli dal suo fornitore Ea-nasir (nella specie trattavasi di rame) e del modo in cui era stato trattato il suo servitore che aveva gestito l’affare.
Il testo, tradotto dall’accadico, recita:
Di’ a Ea-nasir; così dice Nanni:
quando sei giunto mi hai detto: “Darò a Gimil-sin [il servitore di Nanni] lingotti di rame di ottima qualità”. Quindi te ne sei andato, ma poi non hai fatto ciò che avevi promesso. Hai presentato dei lingotti di pessima qualità al mio messaggero, dicendogli: “Se vuoi prenderli, prendili; se non vuoi prenderli, vattene!”.
Per chi mi hai preso, per trattarmi in questo modo? Ho mandato dei gentiluomini, proprio come noi, a riprendere la borsa con i soldi che ti avevo affidato [per comprare la merce], ma tu mi hai trattato con sufficienza rimandandomeli indietro più volte a mani vuote, per di più facendoli passare all’interno di territori nemici. Quanti mercanti, fra quelli che commerciano con Dilmun, mi hanno mai trattato in questa maniera? Tu solo tratti il mio messaggero con disprezzo! Per quella insignificante mina che ancora ti devo ti prendi la libertà di usare questo atteggiamento, quando io ho anticipato 1080 libbre di rame al palazzo a tuo nome, e pure Umi-abum ha anticipato 1080 libbre, oltre a quanto abbiamo scritto su una tavoletta sigillata e custodita presso il tempio di Šamaš.
Tu come mi hai trattato per quel rame? Ti sei tenuto la mia borsa con il denaro in pieno territorio nemico; ora mi aspetto che tu provveda a restituirmelo interamente.
Tieni a mente che, da ora in poi, non accetterò più rame da te che non sia di buona qualità. Provvederò personalmente a selezionare e depositare i lingotti uno per uno nel mio cortile, ed eserciterò il mio diritto a respingerli perché tu mi hai trattato con disprezzo.
La versione più verosimile, avvalorata dal dato archeologico, è che Ea-Nasir avesse intrapreso la propria carriera facendo affari a Ur, dove importava i lingotti di rame da Dilmun, principale centro di produzione di tale merce. Successivamente, pare che avesse iniziato a passare sempre più tempo a Dilmun, sede della gilda di mercanti di cui era membro, attirandosi le ire e le lettere di lamentela dei clienti insoddisfatti.
Perché parliamo al plurale? Nel sito archeologico di Ur, dove fu trovata la lettera di Nanni, fu contestualmente trovata un’altra dozzina di tavolette, tutte quante indirizzate al commerciante: Arbituram che reclama il suo rame; Ilsu-ellatsu che informa che manderà il servo Izija a scegliere sei lingotti buoni; Ili-idinnam che si congratula sarcasticamente per il lavoro svolto e lo invita a tenersi il rame scadente.

Non solo: dallo scavo della casa di Ea-Nasir si è riuscito a ricostruire anche che l’uomo trasse nel tempo i frutti della propria negligenza e fu costretto a tirare la cinghia, vendendo parte della sua abitazione al vicino e dedicandosi ad attività meno redditizie come il commercio di abiti usati.
Ma quanto bisogna essere nervosi per avere la voglia di mettersi con uno stilo a scrivere lamentele su una tavoletta di argilla?

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