Nel 1970, a Roma, gli allevatori di suini rilasciarono per protesta un gran numero di maiali per le strade della città. Con la minaccia sullo sfondo di una reiterazione a Napoli, Antonio Guarino ci fornisce una lettura giuridica dell’insolito corteo.
La prendiamo un po’ alla lontana. Nella primavera del 1967, l’agro romano fu colpito da un’epidemia straordinaria di peste suina, sia “classica” che “africana”, che decimò i maiali degli allevatori locali e minacciava di diffondersi anche in altre regioni. Per fronteggiare l’emergenza, “eccezionalmente grave per l’economia degli allevamenti suini tanto da doversi considerare una calamità nazionale”, fu emanato il D.L. 8 maggio 1967, n. 247, con cui si disponevano misure di contenimento dell’epizoozia e in particolare l’abbattimento di tutti i capi infetti o sospetti tali.

Facendo un salto in avanti di qualche anno, i tenaci agricoltori laziali avevano la memoria lunga e non si erano dimenticati degli indennizzi che lo Stato aveva predisposto per compensare, almeno parzialmente, il danno subito. Decisero così di attuare un’insolita protesta, per portare all’attenzione dell’opinione pubblica le loro legittime rivendicazioni. Lo racconta il prof. Antonio Guarino, raffinato giurista, nell’editoriale “Suini a spasso”, pubblicato sul quotidiano Il Mattino il 24 marzo 1970:
Mentre la crisi di governo era al suo culmine, un branco di grossi maiali è stato fatto discendere da alcuni autocarri alla sommità di via Veneto a Roma. I relativi proprietari, giustamente indignati per non essere ancora stati risarciti dei danni patrimoniali subiti per la peste suina del 1967, hanno voluto dimostrare rebus ipsis et factis al bel mondo della capitale, nell’ora dell’aperitivo, che i maiali sono qualcosa di serio e di grosso e che le salsicce, prosciutti, il sanguinaccio e il resto non piovono dal cielo per miracolo divino, ma escono faticosamente dalle angustie quotidiane degli allevamenti.
A. Guarino, Suini a spasso, in “Diritto e Rovescio”, 1973
L’ordine cittadino fu prontamente ristabilito non appena ci si accorse che non si trattava dell’épater le bourgeois di qualche aristocratico annoiato, bensì del gesto di contadini assai più ruspanti e maleducati. Si può forse parlare di bestie delinquenti?
Guarino non è un banale cronista e non si limita a riportare asetticamente i fatti. Nella sua rubrica “Vita e diritto”, cui il pezzo appartiene, propone divertenti spunti di riflessione in punto di diritto a partire dalla quotidianità. Di fronte alla possibilità di una replica partenopea del corteo suino, bisogna predisporre un piano d’azione: Napoli, reduce da secoli di devastazione e dominazione straniera, non teme la minaccia; ma una simile iniziativa è giuridicamente ammissibile?
◉ Una massa di allevatori vocianti con al seguito una sfilata di maiali costituisce sicuramente una manifestazione pubblica, che richiede l’autorizzazione, tutt’altro che scontata, dell’autorità di pubblica sicurezza…
◉ …Ma nulla vieta che più persone si diano appuntamento in piazza, i maiali al guinzaglio, e “casualmente” si ritrovino alla stessa ora nello stesso posto:
Gli allevatori di suini, convenientemente istruiti dai loro legali, potrebbero aggirare l’ostacolo del rifiuto di autorizzazione in un modo molto semplice, cioè procedendo per Napoli, con i loro animali, senza aver l’aria di essere organizzati in una manifestazione unica e senza alzare la voce per le loro proteste, tanto più che la vista dei suini a passeggio sarebbe già di per sé molto significativa. Mi spiego. Tutti sanno che è lecito andare in giro per strada con uno o due cani al guinzaglio, e nessuno dubita, credo, che sia lecito a due, tre, quattro, cento proprietari di cani seguirsi l’un l’altro, per pura combinazione, in una strada o in una piazza. Al limite, se il caso volesse che tutti i proprietari napoletani di boxers avessero l’idea di andare a prendere l’aperitivo domani alle 11 in piazza dei Martiri, è chiaro che domani alle li la nota piazza napoletana sarebbe strapiena di boxers, compreso il mio (che si chiama Maktub), e nessuno potrebbe avere nulla da ridire (sempre, beninteso, che non fosse intralciata la circolazione).
A. Guarino, Suini a spasso, in “Diritto e Rovescio”, 1973
Ponete i suini al posto dei cani, e il giuoco è fatto.
◉ Qualcuno potrebbe aver da ridire che i maiali non sono cani e non possono essere fatti circolare nell’area urbana allo stesso modo. Tuttavia, al netto dei regolamenti comunali, le norme igieniche vietano l’allevamento e lo stazionamento di certi animali, non certo la passeggiata domenicale: quindi, “nulla mi impedisce, se voglio, almeno sino a prova contraria, di allevare maiali in una villa suburbana e di portarmeli a spasso per Napoli, convenientemente lustri e puliti, quando credo meglio”. Noi aggiungiamo, alle parole quasi profetiche di Guarino, che vedere oggi un signore che porta a spasso con disinvoltura, magari nelle vie del centro di Milano, il proprio maialino domestico, per quanto inusuale non stupisce oltre misura.
◉ A favore di questa ricostruzione, il vigente codice della strada, sia negli anni ’70 che oggi, disciplina la conduzione di animali da tiro, da soma, da sella, greggi e armenti (possibile tra l’altro dai quattordici anni d’età, come il “cinquantino”), ma senza riferimenti ad un divieto di circolazione nel perimetro cittadino. Per di più, con determinate cautele, è prevista espressamente la possibilità di condurre anche “animali indomiti o pericolosi”, come le bestie dei circhi.

Di fronte a questi rilievi normativi, la conclusione possibile è una sola:
Si capisce che, se l’animale non è convenientemente custodito e guidato, si va incontro a sanzioni penali: lo dice anche l’articolo 672 del codice penale. Ma se vi è sicurezza per il pubblico e non vi è intralcio per la circolazione, tutto è regolare. E che cosa sono gli inoffensivi maiali di fronte a un leone, a un ghepardo, a una tigre del Bengala o ad un serpente a sonagli? Con tutta la cautela richiesta da argomento così delicato, concluderei dunque che una passeggiata ‘legale’ di maiali (sia inteso: al guinzaglio) traverso le strade di Napoli non sia da escludere.
A. Guarino, Suini a spasso, in “Diritto e Rovescio”, 1973
Tutto sommato, non crediamo che un ordinato corteo suino destabilizzi irrimediabilmente l’equilibrio di una città già vivace come Napoli. Anzi, potrebbe essere l’occasione per dare un tono alla giornata monotona di qualche passante e fornirgli una storia da raccontare la sera a tavola, magari davanti a un piatto fumante del tradizionale soffritto.

