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7 marzo 1876 – Bell brevetta il telefono

Quella della invenzione del telefono e della sua paternità è stata una storia molto controversa, oggetto di discussioni per lunghissimi anni.

Effettivamente un titolare del brevetto, datato 1876, c’era ed era l’inglese Alexander Graham Bell; il fatto è che però già dal 1854 esisteva il telettrofono e l’inventore ne era stato il fiorentino Antonio Meucci.

Meucci però in quegli anni non aveva la disponibilità economica di Bell e a brevettare l’invenzione non poteva proprio pensarci.

Fu così che dovette aspettare il trasferimento a New York del 1871 per poter compiere il grande passo. Passo che si rivelò comunque troppo impegnativo per le sue tasche, tanto che il brevetto, dopo soli due anni, non venne più rinnovato.

Questa circostanza permise a Bell di accaparrarsi il titolo di (primo) inventore del telefono e di rimanere tale, indisturbato, per ben ventisei anni.

D’altronde anche intentare una causa non è affare economicamente lieve.

Nonostante questo Meucci provò a far valere il proprio diritto , affermando che l’invenzione era di dominio pubblico a New York e che quindi, in base alla legge brevettuale statunitense del 1870, il brevetto di Bell mancava il requisito essenziale della novità.

La Globe Telephone, acquisiti i diritti di Meucci, continuò la battaglia.

La stampa parteggiava per Meucci, i giudici, sembrava, anche. Ma fu Bell il primo a ottenere la vittoria, a New York. Una vittoria locale, poi ribaltata, superata e dimenticata. Come il processo, che proseguì a singhiozzi per poi finire senza alcun vincitore.

Solo nel 2002 la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America accettò di riconoscere, tramite una risoluzione, “la vita e i risultati” di Antonio Meucci.

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