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29 marzo 1934 – Muore Francesco Ruffini

La vita di Francesco Ruffini ruotava intorno alla parola libertà. In tutte le sue declinazioni.

Originario del torinese, studiò giurisprudenza per poi diventare docente di storia del diritto e di diritto ecclesiastico. Fra suoi allievi ci fu, tra gli altri, Piero Gobetti. Fu rettore dell’Università di Torino dal 1910 al 1913 e l’anno successivo divenne senatore del Regno d’Italia; il ruolo politico però non lo fece mai allontanare quello accademico, del quale continuò sempre a fare parte, anche come membro dell’Accademia dei Lincei e di presidente della Accademia delle scienze di Torino.

Ostile al fascismo da ben prima dell’omicidio di Giacomo Matteotti, nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce e tre anni dopo, il 15 maggio del 1928, per queste sue forti posizioni, fu oggetto di un’aggressione all’Università di Torino da un gruppo di studenti appartenenti ai Gruppi universitari fascisti. Gli studenti in quell’occasione lo difesero e nemmeno quell’aggressione fu capace di scalfire la limpida integrità del suo pensiero.

Ruffini fu sempre fedele al principio secondo cui “lo Stato moderno non deve più conoscere tolleranza, ma solamente libertà (…) diritto del cittadino verso lo Stato”. Non a caso nel 1931 rinunciò alla cattedra pur di non giurare fedeltà al fascismo, e così fece anche suo figlio che ne aveva seguito le orme.

“Maestro di libertà”, nessuna minaccia lo fermò. Al contrario lo rese punto di riferimento di “tutto l’antifascismo intellettuale torinese, di giovani e vecchi”.

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