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3 Marzo 2004 – Muore Enrico Opocher

Nato a Treviso e morto a Padova, Enrico Opocher è stato un brillante filosofo del diritto italiano.

Studiò giurisprudenza, ma la sua passione era la filosofia, tanto che, nonostante il passare degli anni e degli esami, la sua presenza era fissa tra i banchi dell’aula del corso di Aldo Ravà, che a Padova insegnava proprio filosofia del diritto.

Altro suo grande maestro fu Giuseppe Capograssi che gli insegnò ad avere una visione enciclica del diritto, una tensione etica non scontata e una spiccata attenzione per l’individuo.

Secondo Opocher, il diritto non è norma né forza, ma valore. Ha implicazioni sociali, è vivo e reale. Lo studioso rifuggiva le definizioni astratte, vedendo il diritto formarsi nell’esperienza della coscienza individuale.

Proprio con Ravà si laureò nel 1935 con una tesi dal titolo “La proprietà nella filosofia del diritto di A.G. Fichte”.

Solo sette anni dopo ottenne la libera docenza e nel 1948 divenne professore di filosofia del diritto nella stessa università in cui si era laureato e in cui sarebbe rimasto per i quarant’anni successivi, prendendo il posto dell’altrettanto insigne giurista Bobbio e divenendone dal 1968 Rettore.

Con Bobbio, Concetto Marchesi e decine di altri docenti, Opocher fu tra gli esponenti di quella resistenza degli intellettuali che resero Padova un simbolo dell’antifascismo, anche se, come teneva a precisare lui, Resistenza non è antifascismo né gli è vicino, essendo la prima un movimento autonomo e spontaneo identificato da Opocher nella “volontà di non rimanere solo spettatori di una lotta crudele che aveva come posta la libertà» e dal convincimento che «la fine della guerra fosse vicina”.

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