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11 Giugno 1984 – Muore Enrico Berlinguer

L’11 giugno del 1984 Enrico Berlinguer morì a causa di un ictus al cervello che l’aveva colto qualche giorno prima su di un palco a Padova, dove, durante un comizio in occasione delle imminenti elezioni europee, il segretario del Pci portò a termine il suo discorso nonostante il malore evidente e le urla del pubblico che lo invitavano a fermarsi. Pose così fine alla sua vita nello stesso modo in cui l’aveva condotta, asservito alla missione pubblica, devoto al progetto comunista, che egli percepiva come un dovere superiore.

Forse, con lui morì anche l’ideale di un politico in cui pratica di vita e progetto politico convissero sinceramente. Quanto al suo progetto politico, alcuni sostengono che questo tramontò in parte già nel 1978, quando Aldo Moro fu trovato rannicchiato e privo di vita nella Renault 4 rossa (abbiamo parlato qui del suo sequestro). Berlinguer era stato promotore, assieme a Moro, di un dialogo tra le due principali forze popolari degli anni ‘70, quella comunista e quella democristiana, piano a cui rinunciò dopo il fallimento dei governi di unità nazionale, tornando all’opposizione.

Enrico Berlinguer e Aldo Moro


Nonostante la sua apertura a Moro, Berlinguer fu un comunista senza se e senza ma, che riuscì incredibilmente a raccogliere intorno a sé il consenso di ben 1/3 degli italiani. In lui molti intravidero un’opportunità per quell’Italia bisognosa di crescita e di modernità che si riconosceva, oltre che nel Pci, nella democrazia cristiana più laica, nei socialisti, nei liberali, riformisti e post-azionisti. Il referendum del ‘74, in vista del quale il Pci si spese a favore del divorzio, fu l’occasione per concretizzare la leadership del partito rispetto a questo bisogno diffuso.

Sul piano internazionale, Berlinguer prese le distanze dal comunismo sovietico, del quale biasimava soprattutto la soppressione delle libertà, e con lui il Pci si riconvertì in senso europeista, sostenendo il progetto di integrazione europea. Durante il 60° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre a Mosca, Berlinguer affermò l’aspirazione del comunismo italiano di “realizzare una società nuova, socialista che garantisca tutte le libertà personali e collettive, civili e religiose, il carattere non ideologico dello stato, la possibilità dell’esistenza di diversi partiti, il pluralismo nella vita sociale, culturale e ideale.”

Berlinguer fu un grande leader, i cui successori dovettero reggere la pesante eredità. Ai suoi funerali a Roma partecipò più di un milione di persone, delle quali solo una parte riuscì a entrare in Piazza San Giovanni che, gremita di gente, ospitò il feretro. La piazza, colorata di rosso dalle bandiere del Pci, raccolse i comunisti italiani e stranieri nonché gli avversari politici, che vi si recarono a rendere omaggio al segretario comunista, al politico perbene, che fu amato dai suoi proseliti e sempre rispettato dai suoi oppositori.

San Giovanni in Laterano il giorno dei funerali di Berlinguer

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